sabato 24 maggio 2008

Quarant'anni fa, Jimi Hendrix a Roma

Riceviamo e volentieri pubblichiamo (e-mail dall'amico Franco R, con allegata foto kodak)

Un sabato di 40 anni fa a Roma: 24-25 maggio, concerto di Jimi Hendrix

L’anno ’68 è stato vissuto in uno stato di semi-coscienza, non si capiva bene, ma si intuiva dove andare, da che parte stare; a spingere le prime assemblee, le manifestazioni, il movimento, ma anche cose semplici: la contestazione giovanile, i capelli lunghi, l’abbigliamento, la musica.
Ad aprile era stato assassinato Martin Luther King con conseguenti tensioni razziali e fermenti giovanili; quel maggio a Parigi vi furono le barricate degli studenti e l’inizio del ’68, in Italia, mese della Madonna, vennero comunque occupate la Statale e la Cattolica e……l’arrivo di Jimi Hendrix.
Quell’anno ero uno dei tanti 20enni innamorati pazzi del rock al quale un bel giorno arrivarono confuse notizie circa un concerto che Jimi avrebbe tenuto a Roma per promuovere l’LP Are You Experienced?; come se fosse previsto lo sbarco dei marziani, nessun’altra notizia, tanto meno circa il luogo e l’ora d’inizio, i più fortunati avevano avuto modo di vedere una sua foto o di ascoltare Foxy Lady alla radio come sigla di Per Voi Giovani.
Allora suonavo la batteria in un Complesso, così come venivano chiamati e con il chitarrista decidemmo di partire; la sua presenza era indispensabile perché imparava e memorizzava ogni cosa che ascoltava, non leggeva una nota, ma era in grado di ricomporre i pezzi. Cominciai a sondare il terreno a casa e ottenuto l’ok, come raggiungere Roma? L’ideale era trovare una macchina: chiedemmo a scuola e in comitiva, dove ingaggiammo due con la mitica 500. A Roma, eccitati per essere riusciti a trovare subito i biglietti (2.500 lire ognuno), si respirava un’aria magica, psichedelica, simile a quanto accadeva a Londra e Amsterdam con concentrazioni di capelloni contestatori nelle principali piazze; all’epoca portare i capelli lunghi era pericoloso, ma andammo lo stesso a Piazza di Spagna dove gruppi di capelloni stazionavano da tempo, per sentirci uno di loro, successivamente al mercato di Via Sannio dove allora era possibile trovare capi di abbigliamento originali militare, hippie, beat o rock.
Trovammo il Teatro Brancaccio, dove si sarebbe esibito a sera Jimi Hendrix, con largo anticipo ma appena in tempo per ascoltare confusamente le ultime note del concerto pomeridiano; improvvisamente si aprì la tenda dell’atrio e un boato salutò Hendrix, subito dopo gruppi di giovani uscirono di corsa dalla sala urlando e staccando dai muri tutto quanto c’era con la faccia di Jimi Hendrix, eccitati facemmo lo stesso dal muro alle nostre spalle sul quale ci eravamo schiacciati.
Entrammo, era un teatro con appena 2.000 poltrone di legno e prendemmo posto sulla destra a pochi metri dal palco; dopo l’esibizione di sconosciuti gruppi nostrani, si apre il sipario ed ecco i mostri, i primi amplificatori di quelle dimensioni, poi uscì Jimi che accordava la Stratocaster bianca, indossava pantaloni di velluto rosso scarlatto e camicia rosa con volants, i capelli meno lunghi del solito con meches bianche sui lati. Improvvisamente le note del primo pezzo, rimanemmo impietriti dal volume proibitivo per chi era abituato in fondo ad ascoltare solo delle canzoni; era il suono che avevamo sempre sognato, sembravano tre chitarre in una, la batteria, contrariamente agli altri pezzi rock dell’epoca non era in primo piano, martellante e non sembrava neanche amplificata. L’eccitazione saliva, la sala rumoreggiava forse per il bisogno di commentare ad alta voce quello cui stava assistendo, … incredulità! … disorientamento!
Eseguiva pezzi senza toccare le corde, ma solo percuotendo il corpo della chitarra che sprigionava una quantità pazzesca di watt o usando la sola mano degli accordi, le sue mani sembravano ferme e non si capiva come facesse a fare la ritmica e il solista nello stesso tempo; suonava sempre e comunque, con i denti, dietro la testa o sotto la gamba, poi si lanciò contro gli amplificatori, il tutto in una valanga di suoni, distorsioni e wha-wha che nessuno aveva mai sentito da alcun strumento. Alla fine, lanciò la chitarra in aria ed uscì di scena.
Fu il creatore della musica psichedelica, delle suggestioni, non c’erano messaggi, il suo mondo era denso di racconti indiani, gioia di vivere, voglia di libertà; una realtà fatta di sogni, fumetti, fantascienza, teorie cosmiche.
Durante il viaggio di ritorno, eravamo ancora sotto shock, certi di aver visto qualcosa di unico, un marziano, e non parlammo d’altro tutta la notte con la consapevolezza di non poter mai arrivare a suonare qualcosa neanche lontanamente simile a ciò che avevamo ascoltato. Nei mesi successivi, con i compagni del Complesso, continuammo a suonare ancora per un po’ inserendo Hey Joe, il brano più semplice, con molta moltissima modestia per poi smettere definitivamente di suonare.
Jimi non ha avuto il tempo di invecchiare, la sua breve vita musicale (4 anni, 1400 giorni) è passata alla velocità della luce, è rimasta nella dimensione giovanile dell’eroe con la chitarra, del mito e come tale appartiene ai giovani di oggi come quelli della sua generazione.
Unici souvenir di quel giorno, la copia di questa foto che ho scattato con la mia Kodak, l’originale è del chitarrista (oggi insegnante di musica) che comprò il rullino e pagò lo sviluppo, e l’LP Are You Experienced? Rimasto a casa della mia compagna di università ed ancora oggi lì.
Raccontarlo ora 40 anni dopo, serve a capire meglio, ad amare di più, a ricordare la sua breve e intensa stagione.

testo e foto in alto by Franco R

Altra testimonianza, stavolta del concerto a Milano il giorno dopo. Era presente Fabio Treves, noto bluesman italiano. Fabio incontra e lo fotografa: "... in una classifica delle emozioni, forse quell'incontro lo metterei al primo posto. Jimi Hendrix si era incazzato molto perchè il concerto del pomeriggio, al Piper di Milano, era stato rimandato a causa di un sequestro di tutti gli strumenti all'aereporto di Linate. Giuro che non ricordo il motivo del sequestro, resta il fatto che per sentirlo abbiamo dovuto aspettare la sera del giorno dopo. Vederlo e sentirlo suonare era da brivido. Jimi Hendrix and the Experience suonavano con la bravura e la naturalezza dei fenomeni. Gli Experience erano gli altri due, Mitch Mitchell batterista e Noel Redding il bassista."

jimi hendrix - hey joe (mp3)

PS: e già che siamo in tema di '68, non perdetevi le analisi del mucchio selvaggio di maggio!

...for visitors from abroad: this post celebrates a jimi hendrix concert in rome, 40 years ago... franco r was there, and sends here this article, with a picture he took on stage...

12 commenti:

Mat ha detto...

altro che gli zero assoluto...

ahahah

indico loro perchè ho saputo che uno dei due tizi ha scritto un libro cn un sacco di cacchiate sui trentenni...

indierocker ha detto...

@mat: zero assoluto, nomen omen!
...i trentenni? un grande futuro dietro di loro: "penalizzati dalle dinamiche del welfare state, sottoposti alla spada di damocle del debito pubblico, marginalizzati dalla disoccupazione e dall'inefficacia del sistema formativo"... vado avanti?
...ma un solo trentenne (anzi, thirty-something... 34enne) si staglia al di sopra del piattume del nostro sistema politico, insomma un gigante (accanto a silvio e brunetta alla foto del giuramento dei ministri... brunetta ho detto! non LA brunetta!!)... insomma lui: angelino alfano!!!

indierocker ha detto...

..sui trentenni, "un grande futuro dietro di noi" di giuliano da empoli (da cui il virgolettato), anche se ha più di dieci anni, è ancora attuale, altro che zero assoluto...
...ma chi sono, anyway? eh eh eh

Simona ha detto...

Bello questo post su Jimi, a quando uno sul Boss? Eh, eh...
ho appena letto il commento che hai lasciato sul mio blog e sto ancora ridendo. scusate se non sono più la gheparda de 'na vorta..è che al lavoro mi stanno spremendo e mi prosciugano tutte le energie...sob.
quanto a rispondere ai commenti ultimamente non lo sto più facendo perché anche quello richiede tempo e pure se a volte muoio dalla voglia di farlo (come al tuo ultimo) mi trattengo perché sarebbe ingiusto nei confronti degli altri..quindi preferisco fare un saltino da ognuno di voi, anche se ormai non più tutti i giorni, e commentare i vostri post. scusa Indie...almeno per questo periodo...speriamo che sia meglio tra un po'.
Intanto sappi che leggere commenti come i tuoi mi rallegra le tristi giornate...grazie!!!

Carmen Sandiego ha detto...

Sì, Rocker: bel post.
Però, eh eh, allora io ero piccola. :)
Toh, è passato mio nipote Matteuzzo...

indierocker ha detto...

@simona:
ti stanno spremendo al lavoro? beeeeeene! per te silvio ha preparato: la detassazione degli straordinari!!!
...un post sul boss? grande idea...
...mumble mumble... 1988 stadio flaminio... io c'ero! (da jimi non c'ero!)
...potrei sfruttare questa ghiotta occasione...
grazie del commento!!!

indierocker ha detto...

@carmen:
chissà se i system of a down passano per roma, devo controllare...
...si', matteuzzo, è un po' che ci frequentiamo... (virtualmente, ne'! eh eh eh)
(dice che lavora un sacco, ma il tempo per lasciare saggezze sui nostri blog lo trova sempre!)

Hobson ha detto...

invidia mostruosa

Anonimo ha detto...

Mitico Hey Joe...! Per te solo al 36° posto però...!Nel '68 io avevo già i capelli lunghi...ma ero solo alle elementari e la rivoluzione giovanile la vedevo con gli occhi trasognati di un bambino! Nell'88 c'ero anch'io al Flaminio a sentire il Boss, ma erano già altri tempi...!Le Università in preda alla Pantera e invece di volare banchi dalle finestre... dalle aule occupate partivano Fax-barzellette, composte da nostalgici in luna di miele. Mi dirai che forse l'88 era meglio del 2008? Si stava meglio quando si stava peggio? Ma chissene...! Godiamoci Jimi, immortale nonostante i suoi soli 1400 giorni...!

indierocker ha detto...

@hobson:
l'invidia mostruosa la provo anch'io, per l'amico franco r che c'era (e che mi ha spedito righe e foto!)... io mica c'ero, l'unica musica che sentivo nel '68 erano le ninnenanne della mamma!

@anonimo: si', al n. 36, lo so, certe scelte sono dolorose, ma non si possono mettere tutte le canzoni al n.1! come ho detto in qualche vecchio post, la musica che vivi in diretta ti lascia segni piu' profondi (vedi clash al n.1) di quella (magari anche migliore?) che ascolti in retrospettiva...
...e poi, per quanto riguarda universita' e scuole, 1968 meglio del 1977, che a sua volta era meglio dell'88, che a sua volta e' meglio di oggi!!! ...ma hai idea di chi sia oggi il ministro dell'universita'? io no!!!

franco ha detto...

L'ultimo tuo commento è come sempre lucidissimo! E' sicuramente vero che la musica dal vivo lascia segni indelebili, come è altrettanto vera la graduatoria dei vari decenni; allora Jimi Hendrix si rivolgeva ad una generazione di giovani che si interrogava e si esprimeva su tutto, era come praticare una sorta di autocoscienza collettiva sul quotidiano. I professori, i presidi, i ministri erano comunque da un'altra parte!

PS: l'ulimo numero di mucchio selvaggio sul 68 non potevo perdermelo!

indierocker ha detto...

grazie franco!!!
lucido? mmmhhh... non so...
tutto quello che vedo mi fa perdere un po' di lucidita'...